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Duomo di Santa Maria Maggiore Riduci
 Cenni storici

 

L'origine della comunità sembra sia legata a Milone, marchese di Verona, dei conti di Ronco, di origine francese, capostipite di una grande e famosa famiglia guelfa la quale, avendo beni e un grande castello presso la cappella di S. Bonifacio, si chiamò appunto dei conti di San Bonifacio.
L'esistenza di una cappella in onore di San Bonifacio, martire di Tarso, e non in onore del vescovo martire, apostolo della Germania, è documentata nel testamento di Milone, in data 13 luglio 955: si trattava comunque di una cappella gentilizia della quale si perdette poi ogni traccia. Il castello poderoso sorgeva a destra dell'Alpone, mentre la terra circostante si presentava in gran parte incolta e paludosa: alla sua bonifica lavorarono a lungo i dipendenti dei conti di San Bonifacio. Il castello, che costituiva una delle rocche più forti della regione, agli inizi del secolo XIII era passato in eredità agli Ezzelini, ma nel 1243 il podestà di Verona lo fece demolire, mentre una chiesa di Sant'Abbondio, sorta come gentilizia all'interno del castello e donata al vescovo di Vicenza alla fine del secolo precedente, poteva diventare finalmente chiesa pievana, collegiata, battesimale, governata da un arciprete rappresentante il vescovo e titolare, dopo i lunghi contrasti sostenuti contro l'abbazia di Villanova, di una metà delle decime ecclesiastiche del comune. Nel 1222 intanto, sull'area dell'attuale chiesa arcipretale, sorse una nuova e più ampia chiesa dedicata a S. Maria: in essa venne trasportata le pieve di Sant'Abbondio che assumeva così il titolo di pieve di Sant'Abbondio in Santa Maria. Accanto alla nuova chiesa, nella canonica, il clero faceva vita comune e fioriva una scuola plebana diretta dall'arciprete e dai suoi chierici. Le Rationes decimarum (1297-1303) ricordano un Gofredus canonicus de s. Bonitacio. La comunità pievana, resa libera dalla condizione servile, potè godere nei secoli XIV e XV di una certa prosperità, trasformando le proprie case di paglia in case di muratura. L'antica chiesa, divenuta troppo angusta, nel 1417 fu ricostruita più ampia. L'evoluzione di San Bonifacio divenuto nella prima metà del XV secolo sede di un Vicariato civile, comprendente Torri di Confine, San Giovanni di Locara con Fossacan, Perarolo e Villanova, per decreto della Serenissima, favorì anche l'allargamento della giurisdizione pievana in territori precedentemente spettanti ai benedettini di Villanova i quali attraversavano in quel secolo un periodo di crisi. 
All'indomani del Concilio di Trento San Bonifacio divenne pure sede di un vicariato ecclesiastico con giurisdizione sostanzialmente uguale a quella attuale. L'attuale chiesa arcipretale di San Bonifacio, maestosa e signorile, sorse nel 1769 in stile neoclassico. L'altar maggiore fu scolpito nel 1852 da Innocenzo Fraccaroli. Accanto alla chiesa si eleva elegante l'alto campanile a cuspide. La chiesa fu consacrata l'8 settembre 1883. 
Nell'area della parrocchia sono ora scomparsi due antichi oratori: S. Maria della Misericordia, eretto nel secolo XVI da una confraternita devota di Disciplinati, con proprio ospedale “per i poveri passeggeri con due camere terrene e due in solaro” sulla strada che conduce al ponte della Motta e San Rocco sorto per iniziativa dell'omonima confraternita attorno al 1511.


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